Apertura in Diocesi dell'Anno della Fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI

Cattedrale 14 ottobre 2012  - S.Em. Card. Carlo Caffarra

1.         La domanda fatta a Gesù dal giovane ricco urge nel cuore di ogni uomo che non abbia mutilato la sua umanità in ciò che ha di più nobile: la domanda di pienezza di significato per la vita. L’eternità infatti a cui è interessato il giovane, non denota semplicemente la durata cronologica della vita.

È una domanda riguardante la qualità della vita. È la domanda sul come giungere semplicemente ad una vita felice, veramente beata.
            Ma la pagina evangelica ci rivela al riguardo una verità più profonda. Il desiderio che è in ciascuno di noi di una vita felice, è il segno impresso nella nostra persona dell’attrazione che Dio stesso esercita nei nostri confronti. «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo». Alla domanda può rispondere solo Dio, perché Lui solo è la vita eterna, Lui solo è il Bene. Quel desiderio dunque che è nel nostro cuore è in realtà il nostro orientamento verso Dio, pienezza della Vita e del Bene; è invocazione rivolta a Dio medesimo.
            Ed in realtà Dio ha già risposto; ha già indicato la via che conduce l’uomo alla vita eterna, alla vita vera e buona: «tu conosci i comandamenti» dice Gesù al giovane «non uccidere, non commettere adulterio …». Le dieci Parole che Dio ha detto a Mosè come base dell’Alleanza con Israele, sono la risposta. E il giovane della pagina evangelica può dire: «maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». E secondo il Vangelo di Matteo aggiunge: «che cosa mi manca ancora?».
            Dunque, cari fratelli e sorelle, l’osservanza dei comandamenti non basta per vivere una vita vera e buona, una vita beata: è necessaria, ma non è sufficiente.
            «Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «una cosa sola ti manca: va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
            Cari amici, dobbiamo prestare molta attenzione a queste parole, perché costituiscono il vertice del dialogo: Gesù indica la via definitiva e perfetta per giungere alla vita vera. La vita consiste nel seguire Gesù. Non si tratta più soltanto di mettersi in ascolto di un insegnamento o di obbedire ad un comandamento. «Si tratta, più radicalmente, di aderire alla persona stessa di Gesù, di condividere la sua vita e il suo destino, di partecipare alla sua obbedienza libera ed amorosa al Padre» [Giovanni Paolo II, Lett. EncVeritatis Splendor 19, 3; EE 8, 1552].
            La vicenda del giovane del Vangelo richiama in modo singolare la vicenda di Paolo.
            Anch’egli «era irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» [Fil 3, 6]. Ma quando il Padre “si compiacque di rivelargli il suo Figlio, di farlo incontrare con Gesù” [cfr. Gal 1, 16], Paolo, a differenza del giovane del Vangelo, “reputò tutto una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù” [ cfr. Fil 3, 8].

2.         Cari fratelli e sorelle, iniziamo oggi l’Anno della Fede. La pagina evangelica ora commentata può orientarci durante tutta la sua celebrazione. Che cosa è infatti la fede? La fede cristiana è un incontro reale, una relazione con Gesù Cristo, il quale attira il credente dentro al suo intimo legame col Padre e lo Spirito.
            Ciò che Dio ci ha rivelato è stata la sua divina decisione, assolutamente gratuita, di renderci partecipi della sua stessa Vita eterna. La sua intenzione primaria che guida tutto il suo divino agire è di partecipare all’uomo in Cristo e mediante Cristo la sua divina beatitudine. È Cristo, il Figlio fattosi uomo, che ci rivela l’amore del Padre e ci introduce nella partecipazione alla vita divina. È questo il centro di tutto il cristianesimo: la deificazione dell’uomo in Cristo e per mezzo di Cristo, Verbo incarnato.
            La domanda del giovane ricco ha in fondo lo stesso contenuto di quella della folla di Cafarnao: «che cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio?». Gesù aveva detto che dovevano cercare un cibo che dona la vita eterna [cfr. Gv 6, 27-28]. Egli risponde: «che crediate in colui che Egli ha mandato». Ecco, fratelli e sorelle, la risposta adeguata al nostro desiderio di vivere una vita vera; di poter avere un cibo che nutre non una vita mortale ma una vita eterna: la fede in Gesù. Mediante la fede Cristo abita nel cuore del credente [cfr. Ef 3, 17], e così il discepolo è assimilato al suo Signore.
            L’Anno della Fede che oggi apriamo è l’opportunità dataci dalla divina Provvidenza «per riscoprire e riaccogliere questo dono prezioso che è la fede, per conoscere in modo più profondo le verità che sono la linfa della nostra vita; per ricondurre l’uomo di oggi, spesso distratto, ad un rinnovato incontro con Gesù Cristo “via, verità e vita”» [Benedetto XVI, Discorso alla CEI 24. 05. 2012]. Non possiamo essere cristiani senza avere mai deciso di diventarlo; non possiamo ignorare quelle verità che pure professiamo ogni domenica.
            Il Catechismo della Chiesa Cattolica sarà lo strumento che ci accompagnerà durante tutto l’anno. La Madre di Dio, alla quale abbiamo chiesto di essere fra noi e con noi in questo momento tanto solenne, ci conduca all’incontro nella fede col suo Figlio. Così sia.

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