Decennale Eucaristica, perchè?

A voi affezionati lettori del Bollettino parrocchiale di certo non sfuggirà che abbiamo già affrontato altre volte questo quesito: perché si “fa” la Decennale Eucaristica? Qual è il suo significato? E come risposta si sono fornite le ragioni storiche, di fede, folcloristiche che stanno alla base di questa tradizione tipicamente bolognese.

Questa volta proveremo invece a riflettere insieme come la Decennale Eucaristica possa avere ancora un significato oggi, essere attuale, e trovare quindi le ragioni per celebrarla a Corticella anche nel 2019.

Può infatti avere ancora senso celebrare una Decennale solo se riusciamo a ripensarla a partire da alcune caratteristiche della Celebrazione Eucaristica che, se vissute consapevolmente, possono attualizzare, vivificare, rinnovare la Comunità cristiana. Proviamo ad individuare alcune di queste caratteristiche, in relazione ad una conversione comunitaria.

Memoriale

«Signore, da chi andremo?» è il motivo ispiratore di questa VII Decennale, e si tratta della domanda che si fa chi ha incontrato personalmente Gesù, ne ha fatto esperienza e ora non può più vivere senza di Lui!

L’Eucaristia è il memoriale istituito da Gesù stesso per rendere continuamente presente nel mondo il suo sacrificio d’amore per la nostra salvezza. Non è un semplice ricordo, ma la nostra partecipazione reale, concreta, alla vita stessa di Gesù, fino a farne nostro cibo. Un incontro personale, intimo, totale.

Ma noi tendiamo a dimenticare, e richiamare ogni tanto la centralità dell’Eucaristia per la nostra vita diventa necessario, perché il rischio altrimenti è di cadere nell’abitudine, nell’assuefazione, nella tiepidezza, nel sonno spirituale.

Anche il disegno realizzato dall’amico Piero come icona di questa Decennale ci richiama questo mistero: Gesù si rende presente veramente in mezzo a noi, nella nostra chiesa parrocchiale, attorno al nostro altare, con i suoi apostoli. Mangia con noi, ci parla, ci ammaestra, ci serve. La mensa imbandita non ha dei confini precisi, si allunga all’infinito, come se fosse un grande abbraccio, che vuole raggiungere tutti. Perciò ciascuno è chiamato a rendere sempre più bello e gioioso l’incontro domenicale con Gesù e i fratelli, perché non è possibile che questo incontro ci lasci indifferenti. I nostri volti, il nostro cantare, le preghiere che recitiamo, esprimono davvero la gioia di questo incontro?

Rendimento di Grazie

Gesù rende grazie al Padre, e ci chiede di unirci a lui in questa azione.

Ma chi è colui che è davvero capace di dire “grazie”? Sa dire “grazie” chi sa vedere il bene attorno a sé piuttosto che il male, chi sa godere della bellezza del creato e delle opere dell’uomo, chi allontana da sé il peccato (ma non il peccatore), chi non si dà troppo peso ed importanza e pone la sua forza in Dio, chi è contento per i doni degli altri, chi umilmente accetta l’aiuto del fratello, chi vede lo Spirito Santo all’opera nella Chiesa e nel mondo intero…

Davvero una piccola parola, che richiede però una grande umiltà (che viene da “humus”, terra).

Comunità di fratelli

«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

La parola “Messa”, che abitualmente usiamo per identificare la Celebrazione Eucaristica, deriva dalla parola “missione”, ed è l’invito fatto al momento del congedo da colui che presiede la celebrazione. Non possiamo stare chiusi in chiesa, ma dobbiamo uscire! Uscire da noi stessi per andare incontro al prossimo.

Proprio dalla Celebrazione Eucaristica traiamo nutrimento e forza per vivere autenticamente il comandamento dell’Amore, perché ne va anche della nostra credibilità come cristiani.

L’Eucaristia ci spinge a rinnovare i nostri comportamenti, a rendere più autentiche le nostre relazioni, ad amarci gli uni gli altri partendo dalle piccole cose: salutiamo tutti? Come salutiamo? Siamo accoglienti, in particolare con chi non conosciamo? Sappiamo riconoscerci fratelli?

Facciamo perciò nostro l’invito di Papa Francesco, che sempre in Evangelii Gaudium, al n. 27, ci dice: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione.”

Chiediamo perciò per tutti noi al Signore un’autentica “Conversione Eucaristica”! Ne abbiamo bisogno.

Marco Badiali


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